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July 16, 2008, “Scandal of melamine-tainted milk break out in Gansu”
On 16 July 2008 in Gansu Province was reported that 16 infants who had been fed on milk powder produced by Sanlu Group were diagnosed of kidney stones.
After a series of surveys on Sanlu, leader company of that market, the inspections were followed up to bring to light similar cases in other 21 companies, which used melamine or other compounds to adulterate their products.
Melamin, used in the production of plastic resins implied for the manufacture of dishes, is able to simulate a greater presence of proteins in foods, but its intake causes the formation of kidney stones.
In September 2008, the hospitalization of infants with kidney problems had come to about 54,000 in the whole China, and the deaths amounted to 4.
Followed by a large public outcry against corporate and government, whose intervention had proved late, the scandal brought great visibility to the issue of Food Safety, a very sensitive topic in China, and with numerous precedents, although this case was faced with great severity.
In addition to having ordered three death sentences, two of which were executed, and three life imprisonment sentences to punish the guilty, the Chinese government has stepped up controls and standards in food production, although the temptation to manipulate foods may depend on the simple fact that the price of certain raw materials, such as milk and eggs, depends on their protein content.
***
16 luglio 2008, “Scoppia lo scandalo del latte alla melamina nel Gansu”
Il 16 luglio 2008 nella provincia del Gansu fu reso noto che a 16 neonati, che erano stati nutriti con del latte in polvere prodotto dalla Sanlu Group, erano stati diagnosticati dei calcoli renali.
Dopo una serie di indagini sulla Sanlu, azienda leader nel settore, le ispezioni si susseguirono fino a portare alla luce casi simili in altre 21 aziende, le quali si erano servite di melamina o altri composti per sofisticare i propri prodotti.
La melamina, impiegata nella produzione di resine plastiche usate per la fabbricazione di stoviglie, è in grado di simulare una maggiore presenza di proteine negli alimenti, ma la sua assunzione provoca la formazione di calcoli renali.
Nel settembre 2008 i ricoveri di infanti con problemi renali erano arrivati a circa 54.000 in tutta la Cina, e i decessi ammontavano a 4.
Accompagnato da una grande indignazione pubblica nei confronti delle aziende e del governo, il cui intervento si era rivelato tardivo, lo scandalo portò grande visibilità alla questione della Sicurezza Alimentare, tema molto sensibile in Cina e con numerosi precedenti, affrontato in questo caso con gran severità.
Oltre ad aver ordinato tre pene capitali, due delle quali eseguite, e tre ergastoli per punire i colpevoli, il governo cinese ha intensificato i controlli ed alzato gli standard nella produzione degli alimenti, anche se purtroppo la tentazione di manipolare gli alimenti sembrerebbe dipendere dal semplice fatto che il prezzo di alcune materie prime, come il latte e le uova, dipende dal loro contenuto proteico.

July 16, 2008, “Scandal of melamine-tainted milk break out in Gansu”

On 16 July 2008 in Gansu Province was reported that 16 infants who had been fed on milk powder produced by Sanlu Group were diagnosed of kidney stones.

After a series of surveys on Sanlu, leader company of that market, the inspections were followed up to bring to light similar cases in other 21 companies, which used melamine or other compounds to adulterate their products.

Melamin, used in the production of plastic resins implied for the manufacture of dishes, is able to simulate a greater presence of proteins in foods, but its intake causes the formation of kidney stones.

In September 2008, the hospitalization of infants with kidney problems had come to about 54,000 in the whole China, and the deaths amounted to 4.

Followed by a large public outcry against corporate and government, whose intervention had proved late, the scandal brought great visibility to the issue of Food Safety, a very sensitive topic in China, and with numerous precedents, although this case was faced with great severity.

In addition to having ordered three death sentences, two of which were executed, and three life imprisonment sentences to punish the guilty, the Chinese government has stepped up controls and standards in food production, although the temptation to manipulate foods may depend on the simple fact that the price of certain raw materials, such as milk and eggs, depends on their protein content.

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16 luglio 2008, “Scoppia lo scandalo del latte alla melamina nel Gansu”

Il 16 luglio 2008 nella provincia del Gansu fu reso noto che a 16 neonati, che erano stati nutriti con del latte in polvere prodotto dalla Sanlu Group, erano stati diagnosticati dei calcoli renali.

Dopo una serie di indagini sulla Sanlu, azienda leader nel settore, le ispezioni si susseguirono fino a portare alla luce casi simili in altre 21 aziende, le quali si erano servite di melamina o altri composti per sofisticare i propri prodotti.

La melamina, impiegata nella produzione di resine plastiche usate per la fabbricazione di stoviglie, è in grado di simulare una maggiore presenza di proteine negli alimenti, ma la sua assunzione provoca la formazione di calcoli renali.

Nel settembre 2008 i ricoveri di infanti con problemi renali erano arrivati a circa 54.000 in tutta la Cina, e i decessi ammontavano a 4.

Accompagnato da una grande indignazione pubblica nei confronti delle aziende e del governo, il cui intervento si era rivelato tardivo, lo scandalo portò grande visibilità alla questione della Sicurezza Alimentare, tema molto sensibile in Cina e con numerosi precedenti, affrontato in questo caso con gran severità.

Oltre ad aver ordinato tre pene capitali, due delle quali eseguite, e tre ergastoli per punire i colpevoli, il governo cinese ha intensificato i controlli ed alzato gli standard nella produzione degli alimenti, anche se purtroppo la tentazione di manipolare gli alimenti sembrerebbe dipendere dal semplice fatto che il prezzo di alcune materie prime, come il latte e le uova, dipende dal loro contenuto proteico.

July 11, 1974, “Unearthed the Terracotta Army”
Discovered accidentally on March 29, 1974 by some farmers during the construction of a water well, the Terracotta Army protects the tomb of Qin Shi Huang Di, first emperor ever to unify China, since 209 BC.
The extraordinary findings, taken not far from the tomb of Emperor Qin on Mount Li, persuaded the Chinese government to launch a campaign of excavations in July 1974, which brought to light 4 large pits, on public display for the first time on October 1, 1979.
The first of these pits is home to about 6,000 infantry soldiers, each of which is made of 6 assembled parts manufactured independently: arms, legs, torso and head, which is different for each of the soldiers.
The second and third pits host cavalry units, officers, slightly higher than the soldiers, chariots and 2 impressive bronze war-chariot, each drawn by four horses. All the statues are life-sized and they were painted in great detail, and many of them wore real weapons and stone armors, some still on display today.
Despite the enormity of this archaeological site, UNESCO World Heritage Site in 1987, the excavations have yet to finish today, and the very Tomb of the Emperor is yet to be found.
Qin Shi Huang Di, king of the state of Qin and later First Emperor, reigned over China from 221 to 210 BC, having triumphed over all other rulers in the final stages of the Warring States Period. Having unified China for the first time in history, he took care to give the kingdom a single currency and shared measurement units, as well as to build a dense network of roads and defensive structures, which included the first section of the Great Wall, and to make the language of the state of Qin the official language.
***
11 luglio 1974, “Dissotterrato l’Esercito di Terracotta”
Rinvenuto casualmente il 29 Marzo 1974 da dei contadini durante la costruzione di un pozzo, l’Esercito di Terracotta protegge la tomba di Qin Shi Huang Di, primo imperatore a riunificare la Cina, sin dal 209 a.C..
Gli straordinari ritrovamenti, prelevati poco lontano dalla Tomba dell’imperatore dei Qin sul monte Li, convinsero il governo cinese a lanciare una campagna di scavi nel luglio del 1974, che portò alla luce 4 vaste aree, esposte al pubblico per la prima volta il 1 Ottobre del 1979.
La prima di queste trincee ospita circa 6000 soldati di fanteria, ognuno dei quali è un assemblaggio di 6 parti fabbricate indipendentemente: le braccia, le gambe, il busto e la testa, diversa per ciascuno dei soldati.
La seconda e la terza trincea ospitano le unità di cavalleria, gli ufficiali, lievemente più alti dei soldati, e i 2 impressionanti carri da guerra in bronzo, tirati ciascuno da 4 cavalli. Tutte le statue dovevano essere dipinte nei minimi dettagli, e molte di esse portavano vere armi da guerra e armature di pietra, alcune in mostra ancora oggi.
Malgrado la straordinarietà di questo sito archeologico, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, gli scavi devono ancora terminare al giorno d’oggi, e tra i tanti ritrovamenti effettuati è proprio il sepolcro dell’imperatore a mancare all’appello.
Qin Shi Huang Di, re dello stato di Qin e in seguito Primo Imperatore, regnò sulla Cina dal 221 al 210 a.C., dopo aver trionfato su tutti gli altri regnanti nelle fasi finali del periodo degli Stati Combattenti. Oltre ad aver militarmente unificato la Cina per la prima volta nella storia, si occupò di fornire al regno una moneta unica e delle unità di misura condivise, nonché di costruire una fitta rete viaria e difensiva, che comprendeva il primo tratto della Grande Muraglia, e di rendere la lingua dello stato di Qin l’idioma ufficiale.

July 11, 1974, “Unearthed the Terracotta Army”

Discovered accidentally on March 29, 1974 by some farmers during the construction of a water well, the Terracotta Army protects the tomb of Qin Shi Huang Di, first emperor ever to unify China, since 209 BC.

The extraordinary findings, taken not far from the tomb of Emperor Qin on Mount Li, persuaded the Chinese government to launch a campaign of excavations in July 1974, which brought to light 4 large pits, on public display for the first time on October 1, 1979.

The first of these pits is home to about 6,000 infantry soldiers, each of which is made of 6 assembled parts manufactured independently: arms, legs, torso and head, which is different for each of the soldiers.

The second and third pits host cavalry units, officers, slightly higher than the soldiers, chariots and 2 impressive bronze war-chariot, each drawn by four horses. All the statues are life-sized and they were painted in great detail, and many of them wore real weapons and stone armors, some still on display today.

Despite the enormity of this archaeological site, UNESCO World Heritage Site in 1987, the excavations have yet to finish today, and the very Tomb of the Emperor is yet to be found.

Qin Shi Huang Di, king of the state of Qin and later First Emperor, reigned over China from 221 to 210 BC, having triumphed over all other rulers in the final stages of the Warring States Period. Having unified China for the first time in history, he took care to give the kingdom a single currency and shared measurement units, as well as to build a dense network of roads and defensive structures, which included the first section of the Great Wall, and to make the language of the state of Qin the official language.

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11 luglio 1974, “Dissotterrato l’Esercito di Terracotta”

Rinvenuto casualmente il 29 Marzo 1974 da dei contadini durante la costruzione di un pozzo, l’Esercito di Terracotta protegge la tomba di Qin Shi Huang Di, primo imperatore a riunificare la Cina, sin dal 209 a.C..

Gli straordinari ritrovamenti, prelevati poco lontano dalla Tomba dell’imperatore dei Qin sul monte Li, convinsero il governo cinese a lanciare una campagna di scavi nel luglio del 1974, che portò alla luce 4 vaste aree, esposte al pubblico per la prima volta il 1 Ottobre del 1979.

La prima di queste trincee ospita circa 6000 soldati di fanteria, ognuno dei quali è un assemblaggio di 6 parti fabbricate indipendentemente: le braccia, le gambe, il busto e la testa, diversa per ciascuno dei soldati.

La seconda e la terza trincea ospitano le unità di cavalleria, gli ufficiali, lievemente più alti dei soldati, e i 2 impressionanti carri da guerra in bronzo, tirati ciascuno da 4 cavalli. Tutte le statue dovevano essere dipinte nei minimi dettagli, e molte di esse portavano vere armi da guerra e armature di pietra, alcune in mostra ancora oggi.

Malgrado la straordinarietà di questo sito archeologico, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, gli scavi devono ancora terminare al giorno d’oggi, e tra i tanti ritrovamenti effettuati è proprio il sepolcro dell’imperatore a mancare all’appello.

Qin Shi Huang Di, re dello stato di Qin e in seguito Primo Imperatore, regnò sulla Cina dal 221 al 210 a.C., dopo aver trionfato su tutti gli altri regnanti nelle fasi finali del periodo degli Stati Combattenti. Oltre ad aver militarmente unificato la Cina per la prima volta nella storia, si occupò di fornire al regno una moneta unica e delle unità di misura condivise, nonché di costruire una fitta rete viaria e difensiva, che comprendeva il primo tratto della Grande Muraglia, e di rendere la lingua dello stato di Qin l’idioma ufficiale.

July 1, 1921, “Foundation of the Communist Party of China”
In 1920, after the launch of Lenin’s Third International, representatives of the Comintern were sent to China to lead the many socialist groups born after the riots of May 1919. The Comintern agent Grigori Voitinsky met with Chen Duxiu and Li Dazhao, and oversaw the establishment of the Socialist youth corps. The First National Congress of the newborn Communist Party of China was held on July 1, 1921 in a girls’ school closed for the summer, within the French concession in Shanghai, to prevent intrusions and threats. It was attended by 13 delegates, representing 57 members throughout China, plus two members of the Comintern.
The founding of the Communist Party of China was officially signed on a boat on South Lake (Nan Hu), a pond near the city of Jiaxing, where the Congress was moved shortly thereafter. Mao Zedong was also attending the First Congress as a delegate of a group of young communists from Hunan.
At first busy dealing with the scarcity of resources and external support, in 1922 the Communist Party of China, under the heavy influence of the Soviet, was pushed to join the Kuomintang, the Chinese Nationalist Party, by Henk Sneevliet, one of the Comintern members present at the time of the founding and known as “Maring”. According to the vision of the Comintern, it would have been easier to transform the Kuomintang from the inside, and it was necessary for the two factions to join forces in order to reunify China.
After the two armies had liberated Shanghai in 1927, the rightist wing of the Kuomintang, led by Chiang Kai-shek, decided to persecute what was now perceived as a threat to internal stability, forcing the fleeing Communist Party to start the Long March, after which the Comintern lost control of the political line and more resolute activists, as Zhu De and Mao Zedong, gained power.
At the end of the Second Sino-Japanese War (1937-1945), the hostility between the Kuomintang and the Communist Party started again, ending with the victory of the latter, now led by Mao Zedong, who founded the People’s Republic of China on October 1, 1949.
The humble beginnings of the Communist Party certainly contribute to magnify the importance that this movement has had on the economic growth of China, which today looks much more modern and launched toward the future than those 13 delegates, hidden in a women’s college, could ever imagine.
***1 Luglio 1921, “Fondazione del Partito Comunista Cinese”
Nel 1920, dopo il lancio della Terza Internazionale di Lenin, rappresentanti del Comintern furono inviati in Cina per guidare i numerosi gruppi socialisti nati dopo i moti del Maggio 1919. Fu l’agente del Comintern Grigori Voitinsky a incontrarsi con Li Dazhao e Chen Duxiu, e a sovrintendere la fondazione di Gruppi Giovanili per il Socialismo (Socialist youth corps). Il primo Congresso nazionale del neonato Partito comunista cinese si tenne il 1 luglio 1921 in una scuola femminile, chiusa per il periodo estivo, all’interno della concessione francese di Shanghai, per evitare intrusioni e minacce. Erano presenti 13 delegati, che rappresentavano 57 iscritti in tutta la Cina, più due membri del Comintern.
L’atto di fondazione ufficiale del Partito Comunista Cinese fu siglato a bordo di una barca sul Lago del Sud (Nan Hu), uno specchio d’acqua vicino alla città di Jiaxing, dove il Congresso era stato spostato poco dopo. Al primo Congresso era presente anche Mao Zedong in qualità di delegato di un gruppo di giovani comunisti dello Hunan.
Impegnato in un primo momento a fronteggiare la scarsità di mezzi e di supporto esterno, nel 1922 il Partito Comunista Cinese, che subiva la pesante influenza di quello Sovietico, fu spinto ad unirsi al Guomindang, il partito nazionalista cinese, da Henk Sneevliet, uno dei membri del Comintern presenti all’atto della fondazione e conosciuto come “Maring”. Secondo la visione del Comintern, sarebbe stato più facile trasformare il Guomindang dall’interno che eguagliarne i successi, e bisognava che le due fazioni si coalizzassero per riunificare la Cina.
Dopo che i due eserciti ebbero liberato Shanghai nel 1927, l’ala destrista del Guomindang, guidata da Chiang Kai-shek, decise di perseguitare quella che ormai era percepita come un’ulteriore minaccia alla stabilità interna, costringendo dopo alcuni anni il Partito Comunista alla Lunga Marcia, al termine della quale il Comintern perse il controllo della linea politica e gli attivisti più risoluti, come Zhu De e Mao Zedong, guadagnarono potere.
Al termine della Seconda Guerra sino-giapponese (1937-1945), le ostilità tra il Guomindang e il Partito Comunista ripresero, fino a concludersi con la vittoria di quest’ultimo, ormai guidato da Mao Zedong, che fondò la Repubblica popolare cinese il 1 Ottobre 1949.

Le umili origini del Partito Comunista contribuiscono certamente a rendere più impressionante l’influenza che questo movimento ha avuto nella crescita economica della Cina, che oggi appare tanto più moderna e lanciata verso il futuro di quanto, forse, si aspettavano quei 13 delegati, riunitisi di nascosto in un collegio femminile.

July 1, 1921, “Foundation of the Communist Party of China”

In 1920, after the launch of Lenin’s Third International, representatives of the Comintern were sent to China to lead the many socialist groups born after the riots of May 1919. The Comintern agent Grigori Voitinsky met with Chen Duxiu and Li Dazhao, and oversaw the establishment of the Socialist youth corps. The First National Congress of the newborn Communist Party of China was held on July 1, 1921 in a girls’ school closed for the summer, within the French concession in Shanghai, to prevent intrusions and threats. It was attended by 13 delegates, representing 57 members throughout China, plus two members of the Comintern.

The founding of the Communist Party of China was officially signed on a boat on South Lake (Nan Hu), a pond near the city of Jiaxing, where the Congress was moved shortly thereafter. Mao Zedong was also attending the First Congress as a delegate of a group of young communists from Hunan.

At first busy dealing with the scarcity of resources and external support, in 1922 the Communist Party of China, under the heavy influence of the Soviet, was pushed to join the Kuomintang, the Chinese Nationalist Party, by Henk Sneevliet, one of the Comintern members present at the time of the founding and known as “Maring”. According to the vision of the Comintern, it would have been easier to transform the Kuomintang from the inside, and it was necessary for the two factions to join forces in order to reunify China.

After the two armies had liberated Shanghai in 1927, the rightist wing of the Kuomintang, led by Chiang Kai-shek, decided to persecute what was now perceived as a threat to internal stability, forcing the fleeing Communist Party to start the Long March, after which the Comintern lost control of the political line and more resolute activists, as Zhu De and Mao Zedong, gained power.

At the end of the Second Sino-Japanese War (1937-1945), the hostility between the Kuomintang and the Communist Party started again, ending with the victory of the latter, now led by Mao Zedong, who founded the People’s Republic of China on October 1, 1949.

The humble beginnings of the Communist Party certainly contribute to magnify the importance that this movement has had on the economic growth of China, which today looks much more modern and launched toward the future than those 13 delegates, hidden in a women’s college, could ever imagine.

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1 Luglio 1921, “Fondazione del Partito Comunista Cinese”

Nel 1920, dopo il lancio della Terza Internazionale di Lenin, rappresentanti del Comintern furono inviati in Cina per guidare i numerosi gruppi socialisti nati dopo i moti del Maggio 1919. Fu l’agente del Comintern Grigori Voitinsky a incontrarsi con Li Dazhao e Chen Duxiu, e a sovrintendere la fondazione di Gruppi Giovanili per il Socialismo (Socialist youth corps). Il primo Congresso nazionale del neonato Partito comunista cinese si tenne il 1 luglio 1921 in una scuola femminile, chiusa per il periodo estivo, all’interno della concessione francese di Shanghai, per evitare intrusioni e minacce. Erano presenti 13 delegati, che rappresentavano 57 iscritti in tutta la Cina, più due membri del Comintern.

L’atto di fondazione ufficiale del Partito Comunista Cinese fu siglato a bordo di una barca sul Lago del Sud (Nan Hu), uno specchio d’acqua vicino alla città di Jiaxing, dove il Congresso era stato spostato poco dopo. Al primo Congresso era presente anche Mao Zedong in qualità di delegato di un gruppo di giovani comunisti dello Hunan.

Impegnato in un primo momento a fronteggiare la scarsità di mezzi e di supporto esterno, nel 1922 il Partito Comunista Cinese, che subiva la pesante influenza di quello Sovietico, fu spinto ad unirsi al Guomindang, il partito nazionalista cinese, da Henk Sneevliet, uno dei membri del Comintern presenti all’atto della fondazione e conosciuto come “Maring”. Secondo la visione del Comintern, sarebbe stato più facile trasformare il Guomindang dall’interno che eguagliarne i successi, e bisognava che le due fazioni si coalizzassero per riunificare la Cina.

Dopo che i due eserciti ebbero liberato Shanghai nel 1927, l’ala destrista del Guomindang, guidata da Chiang Kai-shek, decise di perseguitare quella che ormai era percepita come un’ulteriore minaccia alla stabilità interna, costringendo dopo alcuni anni il Partito Comunista alla Lunga Marcia, al termine della quale il Comintern perse il controllo della linea politica e gli attivisti più risoluti, come Zhu De e Mao Zedong, guadagnarono potere.

Al termine della Seconda Guerra sino-giapponese (1937-1945), le ostilità tra il Guomindang e il Partito Comunista ripresero, fino a concludersi con la vittoria di quest’ultimo, ormai guidato da Mao Zedong, che fondò la Repubblica popolare cinese il 1 Ottobre 1949.

Le umili origini del Partito Comunista contribuiscono certamente a rendere più impressionante l’influenza che questo movimento ha avuto nella crescita economica della Cina, che oggi appare tanto più moderna e lanciata verso il futuro di quanto, forse, si aspettavano quei 13 delegati, riunitisi di nascosto in un collegio femminile.

June 27, 1981, “Resolutions of the CPC at the 6th Plenum of the 11th Central Committee: Condemnation of the Cultural Revolution”
Between 1977 and 1982 in Beijing, during 7 plenary sessions, was held the 11th Central Committee of the Communist Party of China. During the 6th plenary session, held from June 27 to 29, 1981, the measures listed in the “Resolution on Certain Questions in the History of Our Party by the Foundation of the People’s Republic of China” were fully adopted.
Among the many lines of thought adopted by the Party, extremely important was that which made the condemnation of the errors committed during the period of the Cultural Revolution official, while continuing to recognize the crucial importance of of Mao’s thought.
Launched by Mao himself to stem the reformist policies promoted by Deng Xiaoping and Liu Shaoqi and to purge the “bourgeois elements” of the Party, the Great Proletarian Cultural Revolution initially had the task of flushing out corruption and revisionism in the Party.
Aiming to promote its policy of “Continuous Revolution”, Mao submitted to the Committee of the Cultural Revolution some texts, written after the founding of the People’s Republic of China, which in his opinion embodied this vision, among which was “The resignation of Hai Rui”, historical drama by Wu Han. The Party debate on the text in question confirmed the presence of bourgeois tendencies in the field of arts, but also invited to consider the discussion as purely academic.
In 1966, the “Circular of May 16” was published. It criticized the results of previous reports and pushed to expand the Cultural Revolution in order to unmask the bourgeois tendencies of academic and bureaucrats.
To do this, work teams were sent in universities and schools to manage the growing volume of complaints and to directly support students who rebelled against the “Four Olds” (old ideas, old culture, old habits and old behaviors).
On August 8, 1966, by ratifying those that are now known as “The 16 Points”, the Central Committee decided to launch the Cultural Revolution on a national scale, expanding the student movement to the other social classes and legitimizing the birth of hundreds of revolutionary organizations, generally designated by the term Red Guards.
Although since 1967 the People’s Liberation Army played a police role to stop the violence, at the time of their partial dissolution in 1968 the Red Guards had dismissed and persecuted many Party cadres and academics, irreparably damaged the Chinese cultural heritage and caused an unknown number of casualties.
Officially abandoned in 1969, on the occasion of the IXth Congress of the Party, the Cultural Revolution finally became extinct with the death of Mao in 1976.
Having reinstated many purged members of the Politburo, the Central Committee did not take long to ratify the criticisms to the decade of the Cultural Revolution, striking rise and fall of a hungry, powerful and motivated mass movement, nurtured by the figure and the thought of Mao Zedong.
***27 giugno 1981, “Risoluzioni del Pcc al 6° plenum dell’11° Comitato Centrale: Condanna della Rivoluzione Culturale”
Tra il 1977 e il 1982 a Pechino, per un totale di 7 sessioni plenarie, si riunì l’XI Comitato centrale del Partito comunista cinese. Durante il VI plenum, tenutosi dal 27 al 29 Giugno del 1981, furono adottate le misure elencate nel documento “Risoluzioni su alcune questioni della storia del nostro Partito dalla fondazione della Repubblica popolare cinese”.
Tra le tante linee di pensiero adottate dal Partito, estremamente rilevante fu quella che rese ufficiale la condanna agli errori commessi durante il periodo della Rivoluzione Culturale, pur continuando a riconoscere la cruciale importanza del pensiero di Mao.
Lanciata dallo stesso Mao per arginare la politica riformista promossa da Deng Xiaoping e Liu Shaoqi ed evitare “l’imborghesimento” del Partito, la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria fu inizialmente un’offensiva contro gli ambienti letterari, che si allargò progressivamente ad ampi strati della società cinese e dello stesso Partito.
Intenzionato a trovare riscontro alla sua politica di “Rivoluzione Permanente”, Mao sottopose al comitato della Rivoluzione Culturale alcune opere, successive alla fondazione della Repubblica popolare cinese, che a suo parere incarnavano tale visione, tra le quali in particolare “Le dimissioni di Hai Rui”, dramma storico di Wu Han. Il dibattito interno al Partito sul testo in questione confermò la presenza di tendenze borghesi in campo culturale, ma invitò anche a circoscrivere tale dibattito all’ambito accademico.
Nel 1966 fu approvata la “Circolare del 16 Maggio”, la quale criticava i risultati dei rapporti precedenti e spingeva ad espandere la Rivoluzione Culturale affinché si smascherassero le tendenze borghesi sia degli accademici che dei burocrati.
A tale scopo nelle università vennero inviate delle squadre di lavoro, appositamente istruite per esercitare l’arbitrato del Partito e sostenere direttamente gli studenti che si ribellavano ai “Quattro Vecchiumi” (vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti).
L’8 Agosto 1966, ratificando quella che sarebbe passata alla storia come la “Decisione in 16 Punti”, il Comitato centrale decise di lanciare la Rivoluzione Culturale su scala nazionale, espandendo i caratteri del movimento studentesco alle altre classi sociali e legittimando il sorgere di centinaia di organizzazioni rivoluzionarie, indicate globalmente con l’espressione Guardie Rosse.
Anche se già dal 1967 l’Esercito popolare di liberazione svolse un ruolo fondamentale nell’arginare le violenze, in quegli anni i gruppi più radicali di Guardie Rosse contribuirono a destituire e perseguitare numerosi quadri del Partito e docenti universitari, danneggiare irreparabilmente il patrimonio culturale cinese e provocare un numero imprecisato di vittime.
Ufficialmente abbandonata nel 1969, in occasione del IX Congresso del Partito, secondo una periodizzazione più estesa la Rivoluzione Culturale si estinse definitivamente con la morte di Mao nel 1976.

Dopo aver reintegrato molti dei membri epurati del Politburo, il Comitato centrale non tardò a ratificare le proprie critiche al decennio della Rivoluzione Culturale, impressionante uscita di scena di un movimento di massa potente e motivato, cresciuto all’ombra del pensiero e della figura di Mao Zedong.

June 27, 1981, “Resolutions of the CPC at the 6th Plenum of the 11th Central Committee: Condemnation of the Cultural Revolution”

Between 1977 and 1982 in Beijing, during 7 plenary sessions, was held the 11th Central Committee of the Communist Party of China. During the 6th plenary session, held from June 27 to 29, 1981, the measures listed in the “Resolution on Certain Questions in the History of Our Party by the Foundation of the People’s Republic of China” were fully adopted.

Among the many lines of thought adopted by the Party, extremely important was that which made the condemnation of the errors committed during the period of the Cultural Revolution official, while continuing to recognize the crucial importance of of Mao’s thought.

Launched by Mao himself to stem the reformist policies promoted by Deng Xiaoping and Liu Shaoqi and to purge the “bourgeois elements” of the Party, the Great Proletarian Cultural Revolution initially had the task of flushing out corruption and revisionism in the Party.

Aiming to promote its policy of “Continuous Revolution”, Mao submitted to the Committee of the Cultural Revolution some texts, written after the founding of the People’s Republic of China, which in his opinion embodied this vision, among which was “The resignation of Hai Rui”, historical drama by Wu Han. The Party debate on the text in question confirmed the presence of bourgeois tendencies in the field of arts, but also invited to consider the discussion as purely academic.

In 1966, the “Circular of May 16” was published. It criticized the results of previous reports and pushed to expand the Cultural Revolution in order to unmask the bourgeois tendencies of academic and bureaucrats.

To do this, work teams were sent in universities and schools to manage the growing volume of complaints and to directly support students who rebelled against the “Four Olds” (old ideas, old culture, old habits and old behaviors).

On August 8, 1966, by ratifying those that are now known as “The 16 Points”, the Central Committee decided to launch the Cultural Revolution on a national scale, expanding the student movement to the other social classes and legitimizing the birth of hundreds of revolutionary organizations, generally designated by the term Red Guards.

Although since 1967 the People’s Liberation Army played a police role to stop the violence, at the time of their partial dissolution in 1968 the Red Guards had dismissed and persecuted many Party cadres and academics, irreparably damaged the Chinese cultural heritage and caused an unknown number of casualties.

Officially abandoned in 1969, on the occasion of the IXth Congress of the Party, the Cultural Revolution finally became extinct with the death of Mao in 1976.

Having reinstated many purged members of the Politburo, the Central Committee did not take long to ratify the criticisms to the decade of the Cultural Revolution, striking rise and fall of a hungry, powerful and motivated mass movement, nurtured by the figure and the thought of Mao Zedong.

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27 giugno 1981, “Risoluzioni del Pcc al 6° plenum dell’11° Comitato Centrale: Condanna della Rivoluzione Culturale”

Tra il 1977 e il 1982 a Pechino, per un totale di 7 sessioni plenarie, si riunì l’XI Comitato centrale del Partito comunista cinese. Durante il VI plenum, tenutosi dal 27 al 29 Giugno del 1981, furono adottate le misure elencate nel documento “Risoluzioni su alcune questioni della storia del nostro Partito dalla fondazione della Repubblica popolare cinese”.

Tra le tante linee di pensiero adottate dal Partito, estremamente rilevante fu quella che rese ufficiale la condanna agli errori commessi durante il periodo della Rivoluzione Culturale, pur continuando a riconoscere la cruciale importanza del pensiero di Mao.

Lanciata dallo stesso Mao per arginare la politica riformista promossa da Deng Xiaoping e Liu Shaoqi ed evitare “l’imborghesimento” del Partito, la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria fu inizialmente un’offensiva contro gli ambienti letterari, che si allargò progressivamente ad ampi strati della società cinese e dello stesso Partito.

Intenzionato a trovare riscontro alla sua politica di “Rivoluzione Permanente”, Mao sottopose al comitato della Rivoluzione Culturale alcune opere, successive alla fondazione della Repubblica popolare cinese, che a suo parere incarnavano tale visione, tra le quali in particolare “Le dimissioni di Hai Rui”, dramma storico di Wu Han. Il dibattito interno al Partito sul testo in questione confermò la presenza di tendenze borghesi in campo culturale, ma invitò anche a circoscrivere tale dibattito all’ambito accademico.

Nel 1966 fu approvata la “Circolare del 16 Maggio”, la quale criticava i risultati dei rapporti precedenti e spingeva ad espandere la Rivoluzione Culturale affinché si smascherassero le tendenze borghesi sia degli accademici che dei burocrati.

A tale scopo nelle università vennero inviate delle squadre di lavoro, appositamente istruite per esercitare l’arbitrato del Partito e sostenere direttamente gli studenti che si ribellavano ai “Quattro Vecchiumi” (vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti).

L’8 Agosto 1966, ratificando quella che sarebbe passata alla storia come la “Decisione in 16 Punti”, il Comitato centrale decise di lanciare la Rivoluzione Culturale su scala nazionale, espandendo i caratteri del movimento studentesco alle altre classi sociali e legittimando il sorgere di centinaia di organizzazioni rivoluzionarie, indicate globalmente con l’espressione Guardie Rosse.

Anche se già dal 1967 l’Esercito popolare di liberazione svolse un ruolo fondamentale nell’arginare le violenze, in quegli anni i gruppi più radicali di Guardie Rosse contribuirono a destituire e perseguitare numerosi quadri del Partito e docenti universitari, danneggiare irreparabilmente il patrimonio culturale cinese e provocare un numero imprecisato di vittime.

Ufficialmente abbandonata nel 1969, in occasione del IX Congresso del Partito, secondo una periodizzazione più estesa la Rivoluzione Culturale si estinse definitivamente con la morte di Mao nel 1976.

Dopo aver reintegrato molti dei membri epurati del Politburo, il Comitato centrale non tardò a ratificare le proprie critiche al decennio della Rivoluzione Culturale, impressionante uscita di scena di un movimento di massa potente e motivato, cresciuto all’ombra del pensiero e della figura di Mao Zedong.

June 22, 1900, “The Discovery of the Dunhuang manuscripts”
South of the city of Dunhuang, once an important crossroad of the Silk Road, lies the monumental complex of the Mogao Caves, a system of 492 temples carved into the side of a cliff, containing frescoes and statues that cover more than a thousand years of Buddhist tradition.
Initially designed for meditation and then a place of pilgrimage for scholars and religious, the caves were gradually forgotten following the abandonment of the Silk Road.
On June 22, 1900, the taoist monk Wang Yuanlu, self-proclaimed guardian of those places, accidentally discovered a walled passage, behind which lied a cave crammed with paintings and manuscripts, the oldest of which date back to the 5th century AD.
Although Wang Yuanlu was forced by the governor of the Gansu province to seal the cave again in 1904, the interest of scholars from around the world had been captured. In 1907, the Hungarian explorer Aurel Stein arrived first, followed by the French orientalist Paul Pelliot and numerous others expeditions from Russia, Japan and U.S.A..
Persuaded to give up the precious documents for a small amount, Wang Yuanlu sold to each one of them thousands of artifacts, which are now scattered in many places around the world, including the British Museum and the Bibliothèque nationale de France.
Declared a World Heritage Site by UNESCO in 1987, the Mogao Caves are home to an artistic treasure that is not limited to that found in the “Cave 17”, even though it contained the oldest known dated printed book in the world: a copy of the Diamond Sutra, dated 868 AD.
The International Dunhuang Project, which involves all the countries that retain the documents of the Mogao Grottoes, is digitizing the entire catalogue, making it freely accessible on the internet.
***
22 giugno 1900, “Scoperti i manoscritti di Dunhuang”
A sud della città di Dunhuang, un tempo importante crocevia della Via della Seta, si trova il monumentale complesso delle Grotte di Mogao, un insieme di 492 templi scavati sul fianco di una rupe, contenenti affreschi e statue che coprono più di un millennio di tradizione artistica buddista.
Inizialmente concepite per la meditazione e poi meta di pellegrinaggio per studiosi e religiosi, le grotte furono gradualmente dimenticate in seguito all’abbandono della Via della Seta.
Il 22 Giugno del 1900 il monaco taoista Wang Yuanlu, autoproclamatosi custode di quei luoghi, scoprì casualmente un passaggio murato, dietro al quale si nascondeva una caverna stracolma di manoscritti e dipinti, i più antichi dei quali risalgono al 5° secolo d.C..
Sebbene Wang Yuanlu fosse stato costretto dal governatore della provincia del Gansu a murare nuovamente la grotta nel 1904, l’interesse degli studiosi di tutto il mondo era stato catturato. Nel 1907 fu l’esploratore ungherese Aurel Stein ad arrivare per primo, seguito dall’orientalista francese Paul Pelliot e da numerose altre spedizioni provenienti dalla Russia, dal Giappone e dall’America.
Persuaso a cedere i preziosi documenti a poco prezzo, Wang Yuanlu affidò ad ognuna delle spedizioni migliaia di reperti, che ora sono sparsi in numerosi luoghi del mondo, tra cui il British Museum e la Bibliothèque nationale de France.
Dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, le Grotte di Mogao ospitano un tesoro artistico che non si limita a quello rinvenuto nella “Grotta 17”, sebbene essa contenesse il più antico libro stampato di cui si abbia datazione certa: una copia del Sutra del Diamante datata 868 d.C..

Ad oggi, l’International Dunhuang Project, che coinvolge tutti i paesi che conservano i documenti delle grotte di Mogao, sta digitalizzando e rendendo pubblico l’intero catalogo.

June 22, 1900, “The Discovery of the Dunhuang manuscripts”

South of the city of Dunhuang, once an important crossroad of the Silk Road, lies the monumental complex of the Mogao Caves, a system of 492 temples carved into the side of a cliff, containing frescoes and statues that cover more than a thousand years of Buddhist tradition.

Initially designed for meditation and then a place of pilgrimage for scholars and religious, the caves were gradually forgotten following the abandonment of the Silk Road.

On June 22, 1900, the taoist monk Wang Yuanlu, self-proclaimed guardian of those places, accidentally discovered a walled passage, behind which lied a cave crammed with paintings and manuscripts, the oldest of which date back to the 5th century AD.

Although Wang Yuanlu was forced by the governor of the Gansu province to seal the cave again in 1904, the interest of scholars from around the world had been captured. In 1907, the Hungarian explorer Aurel Stein arrived first, followed by the French orientalist Paul Pelliot and numerous others expeditions from Russia, Japan and U.S.A..

Persuaded to give up the precious documents for a small amount, Wang Yuanlu sold to each one of them thousands of artifacts, which are now scattered in many places around the world, including the British Museum and the Bibliothèque nationale de France.

Declared a World Heritage Site by UNESCO in 1987, the Mogao Caves are home to an artistic treasure that is not limited to that found in the “Cave 17”, even though it contained the oldest known dated printed book in the world: a copy of the Diamond Sutra, dated 868 AD.

The International Dunhuang Project, which involves all the countries that retain the documents of the Mogao Grottoes, is digitizing the entire catalogue, making it freely accessible on the internet.

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22 giugno 1900, “Scoperti i manoscritti di Dunhuang”

A sud della città di Dunhuang, un tempo importante crocevia della Via della Seta, si trova il monumentale complesso delle Grotte di Mogao, un insieme di 492 templi scavati sul fianco di una rupe, contenenti affreschi e statue che coprono più di un millennio di tradizione artistica buddista.

Inizialmente concepite per la meditazione e poi meta di pellegrinaggio per studiosi e religiosi, le grotte furono gradualmente dimenticate in seguito all’abbandono della Via della Seta.

Il 22 Giugno del 1900 il monaco taoista Wang Yuanlu, autoproclamatosi custode di quei luoghi, scoprì casualmente un passaggio murato, dietro al quale si nascondeva una caverna stracolma di manoscritti e dipinti, i più antichi dei quali risalgono al 5° secolo d.C..

Sebbene Wang Yuanlu fosse stato costretto dal governatore della provincia del Gansu a murare nuovamente la grotta nel 1904, l’interesse degli studiosi di tutto il mondo era stato catturato. Nel 1907 fu l’esploratore ungherese Aurel Stein ad arrivare per primo, seguito dall’orientalista francese Paul Pelliot e da numerose altre spedizioni provenienti dalla Russia, dal Giappone e dall’America.

Persuaso a cedere i preziosi documenti a poco prezzo, Wang Yuanlu affidò ad ognuna delle spedizioni migliaia di reperti, che ora sono sparsi in numerosi luoghi del mondo, tra cui il British Museum e la Bibliothèque nationale de France.

Dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, le Grotte di Mogao ospitano un tesoro artistico che non si limita a quello rinvenuto nella “Grotta 17”, sebbene essa contenesse il più antico libro stampato di cui si abbia datazione certa: una copia del Sutra del Diamante datata 868 d.C..

Ad oggi, l’International Dunhuang Project, che coinvolge tutti i paesi che conservano i documenti delle grotte di Mogao, sta digitalizzando e rendendo pubblico l’intero catalogo.

June 15, 1948, “The birth of Renmin Ribao”
The People’s Daily, official voice of the Central Committee of the Communist Party of China, was printed for the first time on June 15, 1948, in the city of Pingshan, Hebei.
In March 1949, the offices were moved to Beijing, and it was on the front page of People’s Daily that, on October 1, 1949, the Party announced the establishment of the People’s Republic of China.
Published worldwide with a circulation of more than 3 million copies, the Renmin Ribao, similarly to the Russian newspaper Pravda, provides direct information on the policies and the views of the Chinese government, traditionally entrusted to the editorials on the front page, some of which have marked China’s history.
In addition to having played a central role in imparting the directives of the government during the turbulent period of the Cultural Revolution, one of the most intense sign left by this newspaper is perhaps linked to the editorial of April 26, 1989, which harshly condemned the demonstrations in Tian’anmen Square.
In the mid-90s, strangled by international and domestic competition, the Renmin Ribao began to modernize itself. In 1997, it started online distribution and hosted the Qiangguo Luntan, the Strengthening Nation Forum, a digital bulletin board that allows users to express themselves in a surprisingly direct way. On June 12, 2014, the newspaper launched its free mobile app, in order to better engage readers in the new media age.
Still considered an authoritative source about the Chinese government’s policy, the Renmin Ribao’s header, in elegant red letters, was painted by Mao Zedong himself, great lover of calligraphy.
***
15 giugno 1948, “Nasce il Renmin Ribao”
Il Quotidiano del Popolo, voce ufficiale del Comitato centrale del Partito comunista cinese, fu dato alle stampe per la prima volta il 15 giugno del 1948 nella città di Pingshan, nello Hebei.
Nel marzo 1949 gli uffici furono spostati a Pechino, e fu sulla prima pagina del Renmin Ribao che, il 1° Ottobre 1949, il Partito annunciò l’istituzione della Repubblica popolare cinese.
Pubblicato in tutto il mondo con una tiratura di oltre 3 milioni di copie, il Renmin Ribao, similmente al quotidiano russo Pravda, fornisce informazioni dirette sulla politica e le opinioni del governo cinese, affidate tradizionalmente agli editoriali in prima pagina, alcuni dei quali hanno fatto la storia della Cina.
Oltre ad aver avuto un ruolo centrale nell’impartire le direttive del governo durante il tumultuoso periodo della Rivoluzione culturale, tra i segni più intensi lasciati da questo quotidiano è da menzionare l’editoriale del 26 Aprile 1989, che condannava con durezza le dimostrazioni di piazza Tian’anmen.
Verso la metà degli anni ‘90, per far fronte alla concorrenza estera e interna, il Renmin Ribao iniziò a modernizzarsi. Nel 1997 iniziò la diffusione online e il supporto diretto al Qiangguo Luntan, il Forum per il rafforzamento della nazione, bacheca digitale che permette agli utenti un dibattito assai più franco di quello presente sulla carta stampata. Il 12 giugno 2014 è stata lanciata l’applicazione per dispositivi mobili, per coinvolgere maggiormente i lettori nell’era dei nuovi media.

Ancora oggi ritenuto una fonte autorevole circa la politica del governo cinese, il Renmin Ribao può anche vantare una testata, in eleganti caratteri rossi, vergata a mano dallo stesso Mao Zedong, grande appassionato di calligrafia.

June 15, 1948, “The birth of Renmin Ribao”

The People’s Daily, official voice of the Central Committee of the Communist Party of China, was printed for the first time on June 15, 1948, in the city of Pingshan, Hebei.

In March 1949, the offices were moved to Beijing, and it was on the front page of People’s Daily that, on October 1, 1949, the Party announced the establishment of the People’s Republic of China.

Published worldwide with a circulation of more than 3 million copies, the Renmin Ribao, similarly to the Russian newspaper Pravda, provides direct information on the policies and the views of the Chinese government, traditionally entrusted to the editorials on the front page, some of which have marked China’s history.

In addition to having played a central role in imparting the directives of the government during the turbulent period of the Cultural Revolution, one of the most intense sign left by this newspaper is perhaps linked to the editorial of April 26, 1989, which harshly condemned the demonstrations in Tian’anmen Square.

In the mid-90s, strangled by international and domestic competition, the Renmin Ribao began to modernize itself. In 1997, it started online distribution and hosted the Qiangguo Luntan, the Strengthening Nation Forum, a digital bulletin board that allows users to express themselves in a surprisingly direct way. On June 12, 2014, the newspaper launched its free mobile app, in order to better engage readers in the new media age.

Still considered an authoritative source about the Chinese government’s policy, the Renmin Ribao’s header, in elegant red letters, was painted by Mao Zedong himself, great lover of calligraphy.

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15 giugno 1948, “Nasce il Renmin Ribao”

Il Quotidiano del Popolo, voce ufficiale del Comitato centrale del Partito comunista cinese, fu dato alle stampe per la prima volta il 15 giugno del 1948 nella città di Pingshan, nello Hebei.

Nel marzo 1949 gli uffici furono spostati a Pechino, e fu sulla prima pagina del Renmin Ribao che, il 1° Ottobre 1949, il Partito annunciò l’istituzione della Repubblica popolare cinese.

Pubblicato in tutto il mondo con una tiratura di oltre 3 milioni di copie, il Renmin Ribao, similmente al quotidiano russo Pravda, fornisce informazioni dirette sulla politica e le opinioni del governo cinese, affidate tradizionalmente agli editoriali in prima pagina, alcuni dei quali hanno fatto la storia della Cina.

Oltre ad aver avuto un ruolo centrale nell’impartire le direttive del governo durante il tumultuoso periodo della Rivoluzione culturale, tra i segni più intensi lasciati da questo quotidiano è da menzionare l’editoriale del 26 Aprile 1989, che condannava con durezza le dimostrazioni di piazza Tian’anmen.

Verso la metà degli anni ‘90, per far fronte alla concorrenza estera e interna, il Renmin Ribao iniziò a modernizzarsi. Nel 1997 iniziò la diffusione online e il supporto diretto al Qiangguo Luntan, il Forum per il rafforzamento della nazione, bacheca digitale che permette agli utenti un dibattito assai più franco di quello presente sulla carta stampata. Il 12 giugno 2014 è stata lanciata l’applicazione per dispositivi mobili, per coinvolgere maggiormente i lettori nell’era dei nuovi media.

Ancora oggi ritenuto una fonte autorevole circa la politica del governo cinese, il Renmin Ribao può anche vantare una testata, in eleganti caratteri rossi, vergata a mano dallo stesso Mao Zedong, grande appassionato di calligrafia.

June 4, 1989, “June Fourth Incident”
On June 4, 1989, after long days of protest, armed columns of the People’s Liberation Army marched into Tian’anmen Square, evicting protesters camped there using guns and tanks.
Even if the epilogue of the story is well-known, is crucial to analyze some key moments that, following the pattern suggested by the scholar Marie-Claire Bergère, can be summarized into five phases.
the Mourning
On April 15, 1989, Hu Yaobang, General Secretary of the Communist Party, died after cardiac arrest. On April 22, the day of the funeral, crowds of students gathered in Tian’anmen Square to mourn Hu Yaobang, known to be close to the reformist wing. The leadership and the media gave no prominence to the demands of the protesters.
The new General Secretary Zhao Ziyang, willing to debate the issues raised by the protesters in institutional environments, clashed with Prime Minister Li Peng, convinced that the events were harbingers of counter-revolutionary attitudes. Consulting with Deng Xiaoping, then President of the Military Commission, Li Peng found a way to give voice to his convictions.
On April 26, an editorial in the Renmin Ribao (People’s Daily) inspired by Deng Xiaoping, warned against the maneuvers of a handful of counter-revolutionaries, prohibiting all manifestations as a precautionary measure.
the Challenge
On April 27, a large group of students marched through the streets from the Beijing University to Tian’anmen, challenging the ban and demanding the government to withdraw the statements of the previous day. Initially reluctant to intervene, part of the government launched a timid signal through the Secretary Zhao Ziyang, who was pushing for a negotiated settlement between the two parties, and on April 29 withdrew his approval of the April 26 editorial.
On May 4, 1989, the 70th anniversary of the May 4th, 1919 Movement, students marched again on the streets of Beijing to appeal for a dialogue between the Party and a representative of the protesters.
the Truce
In early May the protests slowed down, and the Party, unwilling to recognize a separate entity to mediate with the people, denied any dialogue. Protesters in Tian’anmen Square began to diminish and became tired and disorganized.
The opportunity to rekindle the protest was given by the visit of Mikhail Gorbachev, the first Secretary of the Communist Party of the Soviet Union to visit China after years of silence between the two nations. On May 13, thousands of students decided to settle in the square, sharpening the accusations and radicalizing the demands. A document called Students’ Statement announced the beginning of a hunger strike.
the Confrontation
Gorbachev, the man of Glasnost’ and Perestrojka, visited China on May 16 and 17, while Tian’anmen square was full again and other cities in China had joined the protest. The hope that the leadership of the Party embraced reformist policies similar to those introduced in Russia was not only the demand of the students, but also the line of some internal figures of the Central Committee, like Zhao Ziyang himself.
It should be emphasized here that the demands of the protesters tended not to ask for a parliamentary and multi-party democracy, but rather to ensure greater permeability of the internal structures of the Party, too conservative and deaf to the demands of the people.
At dawn on May 19 Zhao Ziyang, in a last attempt, appeared in Tian’anmen Square desperately trying to convince students to stop the hunger strike and the occupation of the square. Despite the genuine concern of the Secretary, the students judged the initiative weak and late and didn’t listened to it. Zhao Ziyang was later arrested and this episode ended his political career.
On the night of May 19, the Chinese government decided to proclaim martial law in Beijing. Despite the line of the Secretary Zhao Ziyang, the conservative wing of the Party, probably still led by Deng Xiaoping, prevailed.
Under martial law, the protesters maintained their position, while the army, having witnessed strong resistance from the people of Beijing, refrained from reacting with force.
the Massacre
On the night of June 3, the People’s Liberation Army forces were authorized to use force to reach and clear Tian’anmen Square. At dawn on June 4, after supporting violent gun battles against civilians in Beijing, the armored divisions came in Tian’anmen Square, which was cleared at about 6 o’clock in the morning of the same day.
It was not until June 9 that Deng Xiaoping appeared in public; in his speech he said that the student movement had threatened to overthrow the Party, the socialist system and the People’s Republic of China.
Today, in order to circumvent controls and censorship, Chinese netizens refers to this tragic day with the fictitious date of May 35th, in order to keep the memory alive, as they still wait for dialogue.
***
4 Giugno 1989, “L’incidente di piazza Tian’anmen”
Il 4 Giugno 1989, dopo lunghi giorni di protesta, colonne armate dell’Esercito popolare di liberazione marciarono verso piazza Tian’anmen, sgomberando i manifestanti lì accampati con l’ausilio di armi da fuoco e di mezzi blindati.
Per quanto l’epilogo della vicenda sia tristemente noto, essa si snoda attraverso alcuni momenti chiave che, seguendo lo schema tracciato dalla studiosa Marie-Claire Bergère, possono essere riassunti in cinque fasi.
il Lutto
Il 15 Aprile del 1989 muore, in seguito ad arresto cardiaco, il Segretario generale del Partito comunista cinese Hu Yaobang. Il 22 Aprile, giorno dei funerali, una folla di studenti si riunì in piazza Tian’anmen per commemorare il defunto Segretario, notoriamente vicino all’ala riformista. La leadership e i media non diedero risalto alle manifestazioni.
La linea del nuovo Segretario generale Zhao Ziyang, disposto a opporsi con moderatezza alle proteste, si scontrò con quella del Primo ministro Li Peng, convinto che le manifestazioni fossero foriere di atteggiamenti controrivoluzionari. Consultatosi con Deng Xiaoping, all’epoca Presidente della Commissione militare centrale, Li Peng trovò il modo di dare voce alle sue convinzioni.
Il 26 Aprile un editoriale sul Renmin Ribao (il Quotidiano del Popolo) ispirato da Deng Xiaoping metteva in guardia contro le manovre di un pugno di controrivoluzionari, vietando in via cautelare ogni manifestazione.
la Sfida
Il 27 Aprile un più nutrito gruppo di studenti scende di nuovo in piazza Tian’anmen, sfidando il divieto imposto. Inizialmente restio ad intervenire, una parte del Partito lancia un timido segnale di apertura tramite il Segretario Zhao Ziyang, che spinge per una soluzione negoziata tra le due parti e, il 29 Aprile, ritira la sua approvazione all’editoriale del 26 Aprile.
Il 4 Maggio 1989, 70° anniversario dei moti del 4 Maggio 1919, gli studenti marciano ancora per le strade di Pechino per chiedere un dialogo tra il Partito e una rappresentanza dei manifestanti.
la Tregua
All’inizio di Maggio le proteste si affievoliscono, e il Partito, rifiutandosi di riconoscere un’entità separata che mediasse tra esso e il popolo, nega ogni forma di dialogo. I manifestanti in piazza Tian’anmen, prima attenti e numerosi, iniziano a diminuire e a farsi stanchi e disorganizzati.
L’occasione per rinfocolare la protesta è data dalla visita di Mikhail Gorbačëv, primo Segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica a visitare la Cina dopo anni di chiusura diplomatica tra le due nazioni. Il 13 Maggio, migliaia di studenti decisero di insediarsi nella piazza, inasprendo le accuse e radicalizzando le richieste: fu diramata una dichiarazione degli studenti in cui si annunciava l’inizio di uno sciopero della fame.
il Confronto
Gorbačëv, l’uomo della Glasnost’ e della Perestrojka, visitò la Cina il 16 e il 17 Maggio, mentre piazza Tian’anmen tornava a riempirsi e altre città della Cina si univano alla protesta. La speranza che la dirigenza del Partito abbracciasse delle politiche riformiste simili a quelle introdotte in Russia non era solo la richiesta degli studenti, ma anche la linea di alcune figure interne al Comitato centrale, come lo stesso Zhao Ziyang.
Va qui sottolineato che le richieste dei manifestanti non tendevano al raggiungimento di una democrazia rappresentativa e multipartitica, ma piuttosto a garantire una maggiore permeabilità delle strutture interne del Partito, considerato troppo conservatore e sordo alle richieste del popolo.
All’alba del 19 Maggio Zhao Ziyang, in un ultimo tentativo, si presentò a piazza Tian’anmen per tentare di convincere gli studenti a interrompere lo sciopero della fame e l’occupazione della piazza. Malgrado la sincera preoccupazione del Segretario generale, gli studenti non gli diedero ascolto. Zhao Ziyang fu in seguito arrestato e l’episodio pose fine alla sua carriera politica.
La notte del 19 Maggio il governo cinese si risolse a proclamare la legge marziale nella città di Pechino. Malgrado la linea del Segretario Zhao Ziyang, l’ala conservatrice del partito, probabilmente ancora guidata da Deng Xiaoping, ebbe la meglio.
Sotto la legge marziale, i manifestanti mantenevano la loro posizione, mentre l’esercito, confrontatosi con una forte resistenza da parte dei cittadini di Pechino, si asteneva dal reagire con la forza.
il Massacro
La notte del 3 Giugno le forze dell’Esercito di liberazione furono autorizzate all’uso della forza per raggiungere e sgomberare piazza Tian’anmen. All’alba del 4 Giugno, dopo aver sostenuto violenti scontri a fuoco contro i civili a Pechino, le divisioni corazzate giunsero in piazza Tian’anmen, che fu sgomberata il mattino dello stesso giorno.
Fu solo il 9 Giugno che Deng Xiaoping riapparve pubblicamente; nel suo discorso affermava che il movimento studentesco era stato un tentativo controrivoluzionario di rovesciare il Partito comunista, il sistema socialista e la Repubblica popolare cinese.
Ad oggi, per aggirare i controlli della censura, su internet in Cina ci si riferisce a questa tragica giornata con la data fittizia del 35 maggio, nel tentativo di mantenere viva la memoria storica dei fatti del 4 giugno.

June 4, 1989, “June Fourth Incident”

On June 4, 1989, after long days of protest, armed columns of the People’s Liberation Army marched into Tian’anmen Square, evicting protesters camped there using guns and tanks.

Even if the epilogue of the story is well-known, is crucial to analyze some key moments that, following the pattern suggested by the scholar Marie-Claire Bergère, can be summarized into five phases.

the Mourning

On April 15, 1989, Hu Yaobang, General Secretary of the Communist Party, died after cardiac arrest. On April 22, the day of the funeral, crowds of students gathered in Tian’anmen Square to mourn Hu Yaobang, known to be close to the reformist wing. The leadership and the media gave no prominence to the demands of the protesters.

The new General Secretary Zhao Ziyang, willing to debate the issues raised by the protesters in institutional environments, clashed with Prime Minister Li Peng, convinced that the events were harbingers of counter-revolutionary attitudes. Consulting with Deng Xiaoping, then President of the Military Commission, Li Peng found a way to give voice to his convictions.

On April 26, an editorial in the Renmin Ribao (People’s Daily) inspired by Deng Xiaoping, warned against the maneuvers of a handful of counter-revolutionaries, prohibiting all manifestations as a precautionary measure.

the Challenge

On April 27, a large group of students marched through the streets from the Beijing University to Tian’anmen, challenging the ban and demanding the government to withdraw the statements of the previous day. Initially reluctant to intervene, part of the government launched a timid signal through the Secretary Zhao Ziyang, who was pushing for a negotiated settlement between the two parties, and on April 29 withdrew his approval of the April 26 editorial.

On May 4, 1989, the 70th anniversary of the May 4th, 1919 Movement, students marched again on the streets of Beijing to appeal for a dialogue between the Party and a representative of the protesters.

the Truce

In early May the protests slowed down, and the Party, unwilling to recognize a separate entity to mediate with the people, denied any dialogue. Protesters in Tian’anmen Square began to diminish and became tired and disorganized.

The opportunity to rekindle the protest was given by the visit of Mikhail Gorbachev, the first Secretary of the Communist Party of the Soviet Union to visit China after years of silence between the two nations. On May 13, thousands of students decided to settle in the square, sharpening the accusations and radicalizing the demands. A document called Students’ Statement announced the beginning of a hunger strike.

the Confrontation

Gorbachev, the man of Glasnost’ and Perestrojka, visited China on May 16 and 17, while Tian’anmen square was full again and other cities in China had joined the protest. The hope that the leadership of the Party embraced reformist policies similar to those introduced in Russia was not only the demand of the students, but also the line of some internal figures of the Central Committee, like Zhao Ziyang himself.

It should be emphasized here that the demands of the protesters tended not to ask for a parliamentary and multi-party democracy, but rather to ensure greater permeability of the internal structures of the Party, too conservative and deaf to the demands of the people.

At dawn on May 19 Zhao Ziyang, in a last attempt, appeared in Tian’anmen Square desperately trying to convince students to stop the hunger strike and the occupation of the square. Despite the genuine concern of the Secretary, the students judged the initiative weak and late and didn’t listened to it. Zhao Ziyang was later arrested and this episode ended his political career.

On the night of May 19, the Chinese government decided to proclaim martial law in Beijing. Despite the line of the Secretary Zhao Ziyang, the conservative wing of the Party, probably still led by Deng Xiaoping, prevailed.

Under martial law, the protesters maintained their position, while the army, having witnessed strong resistance from the people of Beijing, refrained from reacting with force.

the Massacre

On the night of June 3, the People’s Liberation Army forces were authorized to use force to reach and clear Tian’anmen Square. At dawn on June 4, after supporting violent gun battles against civilians in Beijing, the armored divisions came in Tian’anmen Square, which was cleared at about 6 o’clock in the morning of the same day.

It was not until June 9 that Deng Xiaoping appeared in public; in his speech he said that the student movement had threatened to overthrow the Party, the socialist system and the People’s Republic of China.

Today, in order to circumvent controls and censorship, Chinese netizens refers to this tragic day with the fictitious date of May 35th, in order to keep the memory alive, as they still wait for dialogue.

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4 Giugno 1989, “L’incidente di piazza Tian’anmen”

Il 4 Giugno 1989, dopo lunghi giorni di protesta, colonne armate dell’Esercito popolare di liberazione marciarono verso piazza Tian’anmen, sgomberando i manifestanti lì accampati con l’ausilio di armi da fuoco e di mezzi blindati.

Per quanto l’epilogo della vicenda sia tristemente noto, essa si snoda attraverso alcuni momenti chiave che, seguendo lo schema tracciato dalla studiosa Marie-Claire Bergère, possono essere riassunti in cinque fasi.

il Lutto

Il 15 Aprile del 1989 muore, in seguito ad arresto cardiaco, il Segretario generale del Partito comunista cinese Hu Yaobang. Il 22 Aprile, giorno dei funerali, una folla di studenti si riunì in piazza Tian’anmen per commemorare il defunto Segretario, notoriamente vicino all’ala riformista. La leadership e i media non diedero risalto alle manifestazioni.

La linea del nuovo Segretario generale Zhao Ziyang, disposto a opporsi con moderatezza alle proteste, si scontrò con quella del Primo ministro Li Peng, convinto che le manifestazioni fossero foriere di atteggiamenti controrivoluzionari. Consultatosi con Deng Xiaoping, all’epoca Presidente della Commissione militare centrale, Li Peng trovò il modo di dare voce alle sue convinzioni.

Il 26 Aprile un editoriale sul Renmin Ribao (il Quotidiano del Popolo) ispirato da Deng Xiaoping metteva in guardia contro le manovre di un pugno di controrivoluzionari, vietando in via cautelare ogni manifestazione.

la Sfida

Il 27 Aprile un più nutrito gruppo di studenti scende di nuovo in piazza Tian’anmen, sfidando il divieto imposto. Inizialmente restio ad intervenire, una parte del Partito lancia un timido segnale di apertura tramite il Segretario Zhao Ziyang, che spinge per una soluzione negoziata tra le due parti e, il 29 Aprile, ritira la sua approvazione all’editoriale del 26 Aprile.

Il 4 Maggio 1989, 70° anniversario dei moti del 4 Maggio 1919, gli studenti marciano ancora per le strade di Pechino per chiedere un dialogo tra il Partito e una rappresentanza dei manifestanti.

la Tregua

All’inizio di Maggio le proteste si affievoliscono, e il Partito, rifiutandosi di riconoscere un’entità separata che mediasse tra esso e il popolo, nega ogni forma di dialogo. I manifestanti in piazza Tian’anmen, prima attenti e numerosi, iniziano a diminuire e a farsi stanchi e disorganizzati.

L’occasione per rinfocolare la protesta è data dalla visita di Mikhail Gorbačëv, primo Segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica a visitare la Cina dopo anni di chiusura diplomatica tra le due nazioni. Il 13 Maggio, migliaia di studenti decisero di insediarsi nella piazza, inasprendo le accuse e radicalizzando le richieste: fu diramata una dichiarazione degli studenti in cui si annunciava l’inizio di uno sciopero della fame.

il Confronto

Gorbačëv, l’uomo della Glasnost’ e della Perestrojka, visitò la Cina il 16 e il 17 Maggio, mentre piazza Tian’anmen tornava a riempirsi e altre città della Cina si univano alla protesta. La speranza che la dirigenza del Partito abbracciasse delle politiche riformiste simili a quelle introdotte in Russia non era solo la richiesta degli studenti, ma anche la linea di alcune figure interne al Comitato centrale, come lo stesso Zhao Ziyang.

Va qui sottolineato che le richieste dei manifestanti non tendevano al raggiungimento di una democrazia rappresentativa e multipartitica, ma piuttosto a garantire una maggiore permeabilità delle strutture interne del Partito, considerato troppo conservatore e sordo alle richieste del popolo.

All’alba del 19 Maggio Zhao Ziyang, in un ultimo tentativo, si presentò a piazza Tian’anmen per tentare di convincere gli studenti a interrompere lo sciopero della fame e l’occupazione della piazza. Malgrado la sincera preoccupazione del Segretario generale, gli studenti non gli diedero ascolto. Zhao Ziyang fu in seguito arrestato e l’episodio pose fine alla sua carriera politica.

La notte del 19 Maggio il governo cinese si risolse a proclamare la legge marziale nella città di Pechino. Malgrado la linea del Segretario Zhao Ziyang, l’ala conservatrice del partito, probabilmente ancora guidata da Deng Xiaoping, ebbe la meglio.

Sotto la legge marziale, i manifestanti mantenevano la loro posizione, mentre l’esercito, confrontatosi con una forte resistenza da parte dei cittadini di Pechino, si asteneva dal reagire con la forza.

il Massacro

La notte del 3 Giugno le forze dell’Esercito di liberazione furono autorizzate all’uso della forza per raggiungere e sgomberare piazza Tian’anmen. All’alba del 4 Giugno, dopo aver sostenuto violenti scontri a fuoco contro i civili a Pechino, le divisioni corazzate giunsero in piazza Tian’anmen, che fu sgomberata il mattino dello stesso giorno.

Fu solo il 9 Giugno che Deng Xiaoping riapparve pubblicamente; nel suo discorso affermava che il movimento studentesco era stato un tentativo controrivoluzionario di rovesciare il Partito comunista, il sistema socialista e la Repubblica popolare cinese.

Ad oggi, per aggirare i controlli della censura, su internet in Cina ci si riferisce a questa tragica giornata con la data fittizia del 35 maggio, nel tentativo di mantenere viva la memoria storica dei fatti del 4 giugno.

May 28, 1942, “Publication of Mao Zedong’s ‘Talks at the Yan’an Forum on Literature and Art’”
In May of 1942, in Yan’an, a city in the Shaanxi Province and first headquarter of the Chinese Communist Party after the Long March, was held the Forum on Literature and Art, a fundamental event of the so-called “Rectification Movement” and pivotal moment for the spread of communist ideology in China.
The speeches of Mao Zedong, published on May 28, 1942, focused primarily on the role of art within the liberation movement in China, arguing that art was supposed to reflect the life of the working class and of the peasantry, who were supposed to be its main beneficiaries, and that it would have to be at the service of politics and contribute to the expansion of socialist ideology.
During the Long March (1934 – ’35) the Chinese Communist Party had used music, theater and dance to convince the civilian population to join the socialist cause, although these performances were focused almost exclusively on the anti-Japanese propaganda.
Since the role of intellectuals in the communist movement needed to be defined, the Chinese Communist Party was undergoing something similar to what in Russia had led to the birth of Socialist Realism. In order for the masses to identify themselves in maoist ideology, the “revolutionary culture” would have drawn directly from popular culture and would have had the masses as its main audience.
Without forbidding them to draw inspiration from China’s artistic legacy, as well as from other countries’ art heritage, Mao encouraged the artists to use their background in order to further the socialism. Nonetheless, he encouraged them to live as peasants did, in order to better incorporate folk culture in their works.
***
28 Maggio 1942, “Pubblicati i ‘Discorsi al Forum di Yan’an sull’Arte e la Letteratura’ di Mao Zedong”
Nel mese di maggio del 1942 a Yan’an, città della provincia dello Shaanxi e primo quartier generale del Partito comunista cinese dopo la Lunga Marcia, si tenne il Forum sull’Arte e la Letteratura, evento fondamentale del cosiddetto “Movimento di Rettifica” e momento chiave per la diffusione dell’ideologia comunista cinese.
I discorsi di Mao Zedong, pubblicati il 28 Maggio 1942, si focalizzavano sul ruolo dell’arte all’interno del movimento di liberazione della Cina, sostenendo che l’arte avrebbe dovuto riflettere la vita della classe operaia e dei contadini, che avrebbero dovuto esserne i principali fruitori, e che essa avrebbe dovuto essere al servizio della politica e dell’espansione dell’ideologia socialista.
Sebbene già durante la Lunga Marcia (1934 – ’35) il Partito comunista cinese si fosse servito della musica, del teatro e della danza per convincere la popolazione civile ad unirsi alla causa socialista, queste forme d’arte si concentravano quasi esclusivamente sulla propaganda anti-giapponese.
Similmente a come era accaduto in Russia con la nascita del Realismo Socialista, si sentiva il bisogno di definire il ruolo degli intellettuali all’interno del movimento e del Partito. Affinché le masse si riconoscessero nell’ideologia maoista era necessario delineare i caratteri di una “cultura rivoluzionaria”, che attingesse dalla cultura popolare e che avesse le masse come principale uditorio.
Ben lungi dal vietare le tradizioni artistiche della Cina e di altre nazioni, Mao incoraggiava gli artisti a servirsene per diffondere l’ideale socialista, nonché a sperimentare la vita dei lavoratori e dei contadini per meglio assorbire i caratteri dell’arte popolare.

May 28, 1942, “Publication of Mao Zedong’s ‘Talks at the Yan’an Forum on Literature and Art’”

In May of 1942, in Yan’an, a city in the Shaanxi Province and first headquarter of the Chinese Communist Party after the Long March, was held the Forum on Literature and Art, a fundamental event of the so-called “Rectification Movement” and pivotal moment for the spread of communist ideology in China.

The speeches of Mao Zedong, published on May 28, 1942, focused primarily on the role of art within the liberation movement in China, arguing that art was supposed to reflect the life of the working class and of the peasantry, who were supposed to be its main beneficiaries, and that it would have to be at the service of politics and contribute to the expansion of socialist ideology.

During the Long March (1934 – ’35) the Chinese Communist Party had used music, theater and dance to convince the civilian population to join the socialist cause, although these performances were focused almost exclusively on the anti-Japanese propaganda.

Since the role of intellectuals in the communist movement needed to be defined, the Chinese Communist Party was undergoing something similar to what in Russia had led to the birth of Socialist Realism. In order for the masses to identify themselves in maoist ideology, the “revolutionary culture” would have drawn directly from popular culture and would have had the masses as its main audience.

Without forbidding them to draw inspiration from China’s artistic legacy, as well as from other countries’ art heritage, Mao encouraged the artists to use their background in order to further the socialism. Nonetheless, he encouraged them to live as peasants did, in order to better incorporate folk culture in their works.

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28 Maggio 1942, “Pubblicati i ‘Discorsi al Forum di Yan’an sull’Arte e la Letteratura’ di Mao Zedong”

Nel mese di maggio del 1942 a Yan’an, città della provincia dello Shaanxi e primo quartier generale del Partito comunista cinese dopo la Lunga Marcia, si tenne il Forum sull’Arte e la Letteratura, evento fondamentale del cosiddetto “Movimento di Rettifica” e momento chiave per la diffusione dell’ideologia comunista cinese.

I discorsi di Mao Zedong, pubblicati il 28 Maggio 1942, si focalizzavano sul ruolo dell’arte all’interno del movimento di liberazione della Cina, sostenendo che l’arte avrebbe dovuto riflettere la vita della classe operaia e dei contadini, che avrebbero dovuto esserne i principali fruitori, e che essa avrebbe dovuto essere al servizio della politica e dell’espansione dell’ideologia socialista.

Sebbene già durante la Lunga Marcia (1934 – ’35) il Partito comunista cinese si fosse servito della musica, del teatro e della danza per convincere la popolazione civile ad unirsi alla causa socialista, queste forme d’arte si concentravano quasi esclusivamente sulla propaganda anti-giapponese.

Similmente a come era accaduto in Russia con la nascita del Realismo Socialista, si sentiva il bisogno di definire il ruolo degli intellettuali all’interno del movimento e del Partito. Affinché le masse si riconoscessero nell’ideologia maoista era necessario delineare i caratteri di una “cultura rivoluzionaria”, che attingesse dalla cultura popolare e che avesse le masse come principale uditorio.

Ben lungi dal vietare le tradizioni artistiche della Cina e di altre nazioni, Mao incoraggiava gli artisti a servirsene per diffondere l’ideale socialista, nonché a sperimentare la vita dei lavoratori e dei contadini per meglio assorbire i caratteri dell’arte popolare.

May 19, 1985, “China vs Hong Kong: 1 – 2”
The final of the Asian Cup, valid for qualification to the 1986 FIFA World Cup, was played at the Workers’ Stadium in Beijing on May 19, 1985.
Hong Kong defeated China 2-1.
After the match, violent clashes occurred near the Workers’ Stadium between the police and the Chinese fans, embittered not only for failing once again the World Cup qualification, but also for the low level of the national team itself.
The riots were also an opportunity for the media to discuss, amplifying it through the fervor of football competition, the ever-living Chinese nationalism. In addition to being an opponent on the pitch, Hong Kong Special Administrative Region is also a highly westernized area with a high degree of political and economic autonomy: a model quite different from that of mainland China.
The risk that the sports rivalries spill over into something worse is also the reason why the Chinese government is rather reluctant to provide more visibility to football itself. Although sport has always been a vehicle for diplomacy, football in China does not seem to play the same role as table tennis, also because of similar incidents.
It is certainly up to the Chinese national team the challenging task to work hard for a prestige that, at least in football, China is struggling to achieve.
***
19 Maggio 1985, “Cina vs Hong Kong 1 – 2”
Il 19 Maggio del 1985, allo Stadio dei Lavoratori di Pechino, si disputò la finale di Coppa d’Asia tra la Cina e Hong Kong, valida per la qualificazione al Campionato Mondiale di Calcio “Messico ’86”.
Terminò con il risultato di 2 reti a 1 a favore della nazionale di Hong Kong.
Dopo il match, violenti scontri nei pressi dello Stadio dei Lavoratori videro protagonisti la polizia e la tifoseria cinese, amareggiata non solo per aver mancato ancora una volta la qualificazione ai mondiali, ma anche per lo scarso livello agonistico della nazionale stessa.
I disordini furono anche un’occasione per i media di discutere, amplificandolo attraverso il fervore della competizione calcistica, il sempre vivo nazionalismo cinese. Oltre ad essere un avversario sul campo da gioco, Hong Kong è anche una Regione Amministrativa Speciale con un’identità fortemente occidentalizzata e un alto grado di autonomia decisionale politica ed economica: un modello decisamente diverso da quello della Cina continentale.
Il rischio che la rivalità sportiva sconfini in qualcosa di peggio è anche il motivo per cui il governo cinese è piuttosto restio a offrire a questo sport la visibilità che ottiene altrove. Anche se lo sport è sempre stato veicolo di diplomazia, il calcio in Cina sembra non giocare lo stesso ruolo del ping pong, anche per colpa di simili episodi di violenza.
Spetta sicuramente alla nazionale cinese l’impegnativo compito di conquistare un prestigio che, almeno nel calcio, la Cina stenta a guadagnare.

May 19, 1985, “China vs Hong Kong: 1 – 2”

The final of the Asian Cup, valid for qualification to the 1986 FIFA World Cup, was played at the Workers’ Stadium in Beijing on May 19, 1985.

Hong Kong defeated China 2-1.

After the match, violent clashes occurred near the Workers’ Stadium between the police and the Chinese fans, embittered not only for failing once again the World Cup qualification, but also for the low level of the national team itself.

The riots were also an opportunity for the media to discuss, amplifying it through the fervor of football competition, the ever-living Chinese nationalism. In addition to being an opponent on the pitch, Hong Kong Special Administrative Region is also a highly westernized area with a high degree of political and economic autonomy: a model quite different from that of mainland China.

The risk that the sports rivalries spill over into something worse is also the reason why the Chinese government is rather reluctant to provide more visibility to football itself. Although sport has always been a vehicle for diplomacy, football in China does not seem to play the same role as table tennis, also because of similar incidents.

It is certainly up to the Chinese national team the challenging task to work hard for a prestige that, at least in football, China is struggling to achieve.

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19 Maggio 1985, “Cina vs Hong Kong 1 – 2”

Il 19 Maggio del 1985, allo Stadio dei Lavoratori di Pechino, si disputò la finale di Coppa d’Asia tra la Cina e Hong Kong, valida per la qualificazione al Campionato Mondiale di Calcio “Messico ’86”.

Terminò con il risultato di 2 reti a 1 a favore della nazionale di Hong Kong.

Dopo il match, violenti scontri nei pressi dello Stadio dei Lavoratori videro protagonisti la polizia e la tifoseria cinese, amareggiata non solo per aver mancato ancora una volta la qualificazione ai mondiali, ma anche per lo scarso livello agonistico della nazionale stessa.

I disordini furono anche un’occasione per i media di discutere, amplificandolo attraverso il fervore della competizione calcistica, il sempre vivo nazionalismo cinese. Oltre ad essere un avversario sul campo da gioco, Hong Kong è anche una Regione Amministrativa Speciale con un’identità fortemente occidentalizzata e un alto grado di autonomia decisionale politica ed economica: un modello decisamente diverso da quello della Cina continentale.

Il rischio che la rivalità sportiva sconfini in qualcosa di peggio è anche il motivo per cui il governo cinese è piuttosto restio a offrire a questo sport la visibilità che ottiene altrove. Anche se lo sport è sempre stato veicolo di diplomazia, il calcio in Cina sembra non giocare lo stesso ruolo del ping pong, anche per colpa di simili episodi di violenza.

Spetta sicuramente alla nazionale cinese l’impegnativo compito di conquistare un prestigio che, almeno nel calcio, la Cina stenta a guadagnare.

May 12, 2008, “The Sichuan Earthquake”
On May 12, 2008, an earthquake with epicenter in Wenchuan County struck Sichuan Province, causing over sixty thousand confirmed deaths and leaving more than 4 million families homeless.
On May 19, 2008, the State Council declared three days of national mourning, an honor never observed before for these occasions, and usually reserved only for funerals of state leaders.
Although the Chinese government was initially praised for the emergency management, it soon became clear that many of the collapsed buildings, including 7,000 schools, were poorly designed or constructed using unsuitable material.
The exact number of deaths and the identity of the students who died or were missing was carefully filtered by China’s government, causing protests from families and many intellectuals and artists.
The renowned contemporary artist Ai Weiwei, in an attempt to give a name to the young victims, planned to publish on his blog all the names he could collect, asking the Chinese government to publish a comprehensive list of the victims and to acknowledge people about the collapsed schoolhouses.
The image accompanying this article is a mosaic text composed arranging some of the names of the victims. Our intent is not to provoke, but simply to commemorate this tragic event.
***
12 Maggio 2008, “Terremoto del Sichuan”
Il 12 Maggio del 2008 una scossa di terremoto, con epicentro nella contea di Wenchuan, colpì la regione del Sichuan, provocando oltre sessantamila morti accertate e lasciando più di 4 milioni di famiglie senzatetto.
Il 19 Maggio 2008, il Consiglio degli Affari di Stato proclamò tre giorni di lutto nazionale, onorificenza mai osservata prima per queste occasioni e di solito riservata solo ai funerali dei capi di Stato.
Sebbene all’inizio il governo cinese avesse ricevuto molti encomi per la gestione dell’emergenza, col passare del tempo divenne chiaro che molti degli edifici crollati, tra i quali circa 7000 edifici scolastici, erano stati mal progettati o costruiti con tecniche o materiale inadatto.
Il numero esatto dei decessi, nonché l’identità degli alunni deceduti o dispersi, fu attentamente filtrato dall’informazione cinese, causando le proteste delle famiglie e di molti intellettuali e artisti.
Il celebre artista contemporaneo Ai Weiwei, nel tentativo di dare un nome alle giovani vittime, si impegnò a pubblicare sul suo blog tutti i nomi che riusciva a raccogliere, chiedendo al governo cinese che venisse pubblicata una lista completa e che venisse fatta luce sui difetti strutturali delle scuole crollate.
L’immagine che correda questo articolo è composta affiancando alcuni dei nomi delle vittime. Il suo intento non vuole essere provocare, ma semplicemente commemorare un tragico evento.

May 12, 2008, “The Sichuan Earthquake”

On May 12, 2008, an earthquake with epicenter in Wenchuan County struck Sichuan Province, causing over sixty thousand confirmed deaths and leaving more than 4 million families homeless.

On May 19, 2008, the State Council declared three days of national mourning, an honor never observed before for these occasions, and usually reserved only for funerals of state leaders.

Although the Chinese government was initially praised for the emergency management, it soon became clear that many of the collapsed buildings, including 7,000 schools, were poorly designed or constructed using unsuitable material.

The exact number of deaths and the identity of the students who died or were missing was carefully filtered by China’s government, causing protests from families and many intellectuals and artists.

The renowned contemporary artist Ai Weiwei, in an attempt to give a name to the young victims, planned to publish on his blog all the names he could collect, asking the Chinese government to publish a comprehensive list of the victims and to acknowledge people about the collapsed schoolhouses.

The image accompanying this article is a mosaic text composed arranging some of the names of the victims. Our intent is not to provoke, but simply to commemorate this tragic event.

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12 Maggio 2008, “Terremoto del Sichuan”

Il 12 Maggio del 2008 una scossa di terremoto, con epicentro nella contea di Wenchuan, colpì la regione del Sichuan, provocando oltre sessantamila morti accertate e lasciando più di 4 milioni di famiglie senzatetto.

Il 19 Maggio 2008, il Consiglio degli Affari di Stato proclamò tre giorni di lutto nazionale, onorificenza mai osservata prima per queste occasioni e di solito riservata solo ai funerali dei capi di Stato.

Sebbene all’inizio il governo cinese avesse ricevuto molti encomi per la gestione dell’emergenza, col passare del tempo divenne chiaro che molti degli edifici crollati, tra i quali circa 7000 edifici scolastici, erano stati mal progettati o costruiti con tecniche o materiale inadatto.

Il numero esatto dei decessi, nonché l’identità degli alunni deceduti o dispersi, fu attentamente filtrato dall’informazione cinese, causando le proteste delle famiglie e di molti intellettuali e artisti.

Il celebre artista contemporaneo Ai Weiwei, nel tentativo di dare un nome alle giovani vittime, si impegnò a pubblicare sul suo blog tutti i nomi che riusciva a raccogliere, chiedendo al governo cinese che venisse pubblicata una lista completa e che venisse fatta luce sui difetti strutturali delle scuole crollate.

L’immagine che correda questo articolo è composta affiancando alcuni dei nomi delle vittime. Il suo intento non vuole essere provocare, ma semplicemente commemorare un tragico evento.